martedì 6 gennaio 2015

Il Wasabi Dress di H-E-I-M-A


Heima, il film. Premiato al Reykjavík International Film Festival il 27 settembre 2007; è stato rilasciato il 5 novembre 2007 (il 4 dicembre in Nord America) in due edizioni.  
Dopo un lunghissimo tour internazionale, i Sigur Rós, accompagnati dal quartetto di archi femminili Amiina, organizzano una serie di concerti gratuiti localizzandoli in punti strategici e significativi della loro terra. 

Due grandi session all'aperto a Miklatún e a Ásbyrgi ed altri piccoli live a Ólafsvík, Ísafjörður, Djúpavík, Háls, Öxnadalur e Seyðisfjörðu. Il più significativo fu il concerto di protesta a Snæfellsskála, contro la costruzione di una diga a scopo industriale, suonato tutto e volutamente unplugged per dimostrare "l'alternativa", quel rispetto che la nostra terra merita esattamente quanto noi stessi.

Il documentario, inoltre, comprende un concerto acustico, suonato per la famiglia e gli amici, al Gamla Borg, un piccolo café, nella piccola cittadina di Borg.

Un DVD difficile da descrivere, in cui il contenuto ha un valore profondo ed inestimabile. Una terra meravigliosa mossa dal vento, letteralmente folgorante con un valore sentimentale sincero e commovente dove i Sigur Rós si muovono tra spazi sconfinati lontano dalla definizione di luogo moderno. 

Aquiloni alti nel cielo, bambini che sorridono, anziani che camminano con i loro bastoni su sentieri deserti insieme a giovani donne, pescatori, ragazzi. 
Suonando spesso senza neanche un palco, accordando strumenti tra la gente, parlando con le loro persone, in mezzo agli spazi dove sono cresciuti.

Tutto il senso delle loro sonorità non potrebbe trovare migliore dimora se non "a casa". Un'esperienza da far fare ai nostri occhi saturi di tecnologie e velocità. 

Concedetevelo; davvero.

Il trailer


Scritto da Federica Marta Puglisi, NaiFer




Islanda d'inverno, un'alba infinita.

Heima, casa. É proprio la sensazione di essere a casa che invade non appena gli scarponi toccano il terreno ghiacciato di Keflavik.

L'aria gelida dell'artico si insinua dolorosamente nei polmoni rievocando il giorno del pianto primordiale. Rinascita.

L'Islanda d'inverno è un mondo a sé; il giorno dura pochissimo, ma la qualità della luce è incredibile. Un'alba che sconfina nel tramonto, avvolgendo la terra in una coperta dai colori del fuoco.

Spostarsi non è semplice, serve un 4x4 con buone gomme invernali e parecchia prudenza; ogni mattina è indispensabile consultare il sito della rete stradale Islandese per verificare che sul percorso programmato non ci siano strade chiuse e che le condizioni generali delle altre siano buone. 

Una volta lasciata Reykjavik e la strada nr. 1, si aprono diverse possibilità. 

Andare a sud verso Vik comporta quasi tre ore di viaggio di cui gli ultimi km su strade secondarie quasi sempre ghiacciate e difficilmente percorribili, ma se si riesce a raggiungere il promontorio di Dyrolahey l’impatto è letteralmente da togliere il fiato. Neve a perdita d’occhio, una lingua di sabbia nera e l’oceano; scogliere e l’orizzonte con il sole bassissimo. 

Anche il classico giro tra Þingvellir, Geysir e Gulfoss ha un fascino irresistibile e i paesaggi vestiti di ghiaccio promettono ricordi indelebili. 

Un’altra alternativa meno conosciuta ma altrettanto emozionante è l’itinerario tra Hafnarfjörður e Þorlákshöfn lungo la 42 che costeggia lo splendido Lago Kleifarvatn tra campi di lava e le solfatare multicolori di Krysuvik.

Rimanere a Reykjavik non permette sicuramente di catturare l’energia dell’Islanda, però si tratta comunque di un’esperienza interessante. Lungo il Laugavegur, la strada dello shopping, si trovano negozi di marchi indipendenti e di giovani designer Islandesi, gallerie, negozi di musica, locali. Sulla collina appena ad est si staglia la modernissima e controversa Hallgrimskirkja dal cui campanile c’è la più bella visuale sui tetti colorati della città.

Reykjavik però si gira in un paio d’ore, poi ci si deve dedicare all’attività sociale più praticata dagli Islandesi, il rito della piscina. Ogni quartiere ha la sua splendida e nuovissima piscina, rigorosamente all’aperto e riscaldata grazie all’energia geotermica, dove tutti, ma proprio tutti, chiacchierano, discutono nuovi progetti di business, intrecciano relazioni passando da una vasca di acqua bollente all’altra.

Passare le feste di fine anno in Islanda è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita; la sera del 31 Dicembre gli Islandesi si riuniscono attorno a degli enormi falò con una birra in mano aspettando l’anno nuovo mentre migliaia di fuochi d’artificio illuminano il cielo di Reykjavik. Il rito del primo dell’anno invece prevede un bagno, rigorosamente vestiti da sera, nel mare artico sulla spiaggia di Ylströnd per poi tuffarsi nella hot pot con vista sulla baia.

Il freddo pungente, il vento, la pioggia, il buio. L’inverno Islandese è anche questo, ma quando il sole dietro le nuvole sfilacciate avvolge la natura grezza, appuntita, tagliente con la sua carezza rosa tutto diventa relativo e quella terra forte, estrema, ti strappa la promessa di tornare. Presto. Perché l’Islanda è questo, heima.



Il circo dell’Arte e del Dolore – Guðrun Minervudottir

“Si mise seduta sul letto e sentì la rabbia montarle dentro, o forse non era rabbia ma solo paura. A volte era difficile distinguere le due cose. Spesso le veniva il batticuore per l’insicurezza quando dormiva fino a tardi; come se si fosse persa qualcosa di importante, se si fosse dormita la vita e fosse troppo tardi per tutto.”

Yosoy è un circo permanente alla periferia di Reykjavik dove vengono messi in scena due volte al mese dei numeri grotteschi e surreali il cui fine è di spingere al limite le possibilità del corpo umano. Al limite del dolore sopportabile, al limite del possibile. 

Madame partecipa ad una competizione che fa muovere l’ignaro Olafur come una pedina all’interno di Yosoy perché il suo scopo è quello di vincere la gara. Chi vince riceve un premio che cambia radicalmente la vita, ma i partecipanti giocano alla cieca, nessuno sa fino al momento della premiazione quale sia l’ambito premio.

Strani personaggi intrecciano le loro vite in questo romanzo, narratori diversi srotolano le loro storie senza mai arrivare alla certezza. Un libro profondo e scioccante, una riflessione lucida e cinica sul significato del dolore fisico e morale.

Un romanzo in cui la riflessione filosofica è preponderante sull’azione, dove la staticità fa da specchio ai lunghi inverni Islandesi e l’atmosfera intorpidita e onirica rimanda al chiarore ovattato delle corte giornate artiche.


Scritto da Laura Ferloni, NaiFer






"Nú er ég loks kominn heim"

- Adesso sono finalmente a casa -






Nessun commento:

Posta un commento